martedì 29 maggio 2012

Liberazioni





Molti di voi probabilmente avranno già visto questa foto. Io l'ho vista per la prima volta qualche tempo fa, sul blog Asinus Novus, in questo articolo.
E' una di quelle immagini che preferirei non avere mai visto, una di quelle cose che avrei preferito non sapere. Spesso preferirei mettere la testa sotto la sabbia, e ignorare per sempre l'orrore che circonda tanti animali. Vorrei dimenticare tutto ciò che so al riguardo, e vivere pensando che la mia empatia verso gli animali sia la norma a questo mondo.
Ma lo sguardo di questa scimmietta, imprigionata, sottoposta ad esperimenti, e come se non bastasse, e forse questa è la cosa peggiore, umiliata con quella parola tatuata sulla fronte, quello scherno perenne misto a disprezzo, tutto questo mi induce a non poter dimenticare mai, a non poter vivere come se questi orrendi soprusi non esistessero. Se persino io, e tutte le persone come me, abbandonano questi infelici, anche solo con il pensiero, allora queste vittime saranno ancora più sole.
Immagini come questa, e come molte altre probabilmente, devono aprirci gli occhi, per quanto possa essere doloroso.
Creature come questa povera piccola scimmia hanno bisogno di noi. Gli innumerevoli prigionieri dei laboratori di ricerca; gli ancor più innumerevoli animali destinati a venire uccisi nei macelli, considerati merce fin dalla nascita; e tutte le bestie sottomesse ai capricci e alle presunte necessità dell'Uomo.

L'ho già scritto nel primo post di questo blog, ma voglio ripeterlo.
Da bambina con l'immaginazione avevo creato un rifugio bellissimo, nascosto tra le Alpi, in una vallata di quelle belle montagne, percorsa dal vento che faceva ondeggiare i fiori montani e l'erba verde.
Un rifugio sicuro e sereno per tanti animali salvati dai laboratori, dai macelli, da barbare "feste" popolari, e chi più ne ha più ne metta.
Un'agguerrita ed efficientissima Organizzazione segreta ne portava in salvo moltissimi, per nasconderli nel rifugio tra le montagne, o trovando loro altri luoghi sicuri dove potessero finalmente vivere una vita degna di questo nome e dove le loro ferite, fisiche e spirituali, potessero guarire.
Purtroppo era solo la mia fantasia. Un modo, penso, per convivere con la sensazione di impotenza verso questa gigantesca tragedia nascosta e camuffata con cento scuse che è lo sfruttamento degli animali non umani.
Mi capita ancora di attingere a quella mia fantasia, per credere per un attimo che sia una realtà, che posso fare effettivamente qualcosa.
Così voglio immaginare per questa scimmietta, di cui ignoro la sorte, un lieto fine. Voglio immaginare che dopo tante sofferenze, dopo tanto quotidiano scherno, sia stata portata lassù, nel rifugio tra le Alpi, e quell'orrendo tatuaggio sia sbiadito al sole montano, e sulla pelle abbia finalmente sentito la carezza del vento, e che braccia amiche l'abbiano stretta, la sera, in un tenero abbraccio.

Milioni di animali, quotidianamente, sono alla mercé di persone che sembrano aver smarrito qualsiasi empatia e compassione. Nel peggiore dei casi, poi, a questa freddezza si aggiunge anche la crudeltà, l'umiliazione, il piacere di infierire su questi esseri che sono tra gli ultimi della terra, un po' come spesso avviene in guerra, quando sul nemico sconfitto i vincitori sfogano quella che definirei una pulsione oscura, solitamente tenuta a freno nella vita quotidiana, e che la follia dei conflitti porta in superficie.
Ricordate Apocalypse Now? La follia dell'uomo verso l'uomo, magistralmente rappresentata da Coppola sullo sfondo della guerra del Vietnam, è la stessa follia che l'Uomo esercita, ogni giorno, sugli altri animali, e spesso senza nemmeno suscitare quella riprovazione che suscita, giustamente, se le vittime sono altri umani.
 Il "cuore di tenebra" dell'omonimo splendido libro di Joseph Conrad, a cui questo grande film è ispirato, potrebbe essere a mio modo di vedere una tristemente perfetta definizione per racchiudere la violenza perpetrata quotidianamente sugli animali. E le parole del colonnello Kurz, "l'orrore, l'orrore", si estendono a tutte le vittime non umane di questa società impregnata di specismo.

La recente liberazione di alcuni beagles dal famigerato Green Hill ha riportato alla ribalta del grande pubblico la questione dell'attivismo animalista.
Tutti hanno sentito che quell'atto è stato giusto, perché mirava a salvare delle vite. Tutti si sono indignati per l'arresto degli attivisti, e molti si sono chiesti se una legge che consente la sperimentazione e punisce chi sottrae alla sofferenza degli esseri viventi, sia una legge giusta.
La reazione della stragrande maggioranza della popolazione è stata dunque di solidarietà con queste persone coraggiose, e con questi cani.
Occorre però coltivare la stessa empatia per tutti gli animali prigionieri e accogliere con la stessa esultanza le liberazioni di animali d'allevamento, o di ratti di laboratorio. Il cane è ovviamente un animale che ci è particolarmente vicino e dunque caro, ma non possiamo dimenticare tutti gli altri. Non ci sono animali di serie A e animali di serie B. Tutti meritano la nostra compassione, la nostra vicinanza, il nostro aiuto.

Personalmente non so se avrei il coraggio di andare a liberare degli animali. Non tanto per le possibili conseguenze penali. Il fatto è che credo non potrei sostenere quello che troverei in quei luoghi, e il non poter probabilmente mettere in salvo tutti.
Quello che farei con tutto il cuore è occuparmi di quegli animali dopo, ridare loro fiducia e non fare mai mancare una carezza, accompagnandoli verso una vita finalmente serena.
In questo non mi tirerei mai indietro. Ma trovarmi faccia a faccia con l'orrore della loro prigionia, in tutta onestà non so se ne ho la tempra.

Ho intitolato questo post Liberazioni. Perché ritengo che è questo ciò di cui tanti e tanti animali hanno davvero bisogno. Che si vada a portarli via dai luoghi d'orrore in cui sono tenuti, che li si liberi.
Le parole, o i sogni, purtroppo non li strapperanno alla sofferenza. Loro continueranno ad essere umiliati e a morire intanto che, forse, lentamente, gli esseri umani cambieranno il loro modo di rapportarsi agli animali.
Tutta la mia ammirazione quindi per gli attivisti di Green Hill e per tutti gli altri in giro per il mondo che  agiscono, in barba alle nostre leggi umane che proteggono i laboratori di vivisezione o gli allevamenti di animali a scopo alimentare o per trasformarli magari in pellicce.
Queste persone coraggiose, additate spesso dalla nostra società come fanatici, o eccessivi, ma che in realtà con le loro azioni cambiano davvero le cose, dando a degli animali altrimenti condannati la possibilità di vivere. Dando loro dunque quel diritto ad un'esistenza degna e naturale, che parrebbe basilare, ma che con tanta noncuranza viene di continuo calpestato.





mercoledì 23 maggio 2012

Gatti del Monumentale




Se c'è un luogo di Milano che amo, quello è il Cimitero Monumentale. Sarà per la mia vena gotica, sarà per l'innegabile fascino di questo luogo gremito di monumenti, statue, antichi visi che guardano in eterno dalle loro vecchie cornici, per le mille storie nascoste dietro i tanti e tanti nomi.
Ogni volta si scopre qualcosa che la volta precedente era sfuggita, e si potrebbe passare un giorno intero a camminare per i viali, tra le cappelle e le tombe, mentre fuori Milano vive la sua vita frenetica.
Tra le mura del vasto cimitero invece pare di trovarsi in un altro tempo, in un mondo di pietra, ricordi, fiori e alberi, un luogo sospeso da qualche parte.
Sto realizzando una serie di foto sul Monumentale, anche se non so quando potrò dire concluso questo mio progetto, visto che ci sono talmente tante cose interessanti che scegliere diventa difficile.
Durante le mie escursioni fotografiche mi sono imbattuta anche nei gatti che vivono là.
Qui sopra una polaroid fatta anni fa, con un perfetto abitante del Monumentale, un gatto nero.
Sotto invece un micio in cui mi sono imbattuta proprio stamattina, e che mi ha seguita tutto il tempo come un fido assistente. Avrei voluto portarmelo via, anche perché dalla foto non si vede ma ha una zampetta ferita. Penso però che stia bene nel grande cimitero, nell'ombra fonda degli alberi e dei cespugli, insieme agli altri mici che vivono lì. Se fossi un gatto non potrei chiedere un posto migliore, in una grande città.



domenica 20 maggio 2012

A proposito di San Francesco, o la fede in un'idea

Dedico questo post a Francesco d'Assisi, la cui figura mi ha sempre interessata, soprattutto a causa del mio amore per gli animali.  Trovare un santo che aveva considerazione anche per loro, oltre che una cosa rara, è un piccolo sollievo.
Al liceo mi imbattei per la prima volta ne Il Cantico delle Creature, un testo bellissimo a prescindere dalla sua connotazione religiosa, un'opera che ho sempre trovato commovente nel suo elogio all'armonia del mondo, al rispetto per esso e all'accettazione del corso dell'esistenza, accettazione non passiva, ma, piuttosto, serena.
In seguito ho letto un libro su san Francesco, sperando di trovare qualche notizia che potesse darmi un'idea più precisa di quella che era stata la sua vita. Ma era un libro incentrato sulla ricerca storica, e sulle sue problematiche nel caso specifico del santo di Assisi, e non mi ha granché soddisfatta.
Certo mi rendo conto che non sia semplice trovare notizie certe su persone vissute secoli fa, e penso che la loro vita rimarrà sempre come avvolta da una nebbia che impedisce una visione chiara. Ma forse questo è vero in parte anche nel nostro mondo globalizzato.
Ad ogni modo, Francesco è rimasto nella mia mente l'uomo raffigurato nei dipinti e nel nostro immaginario, circondato dagli animali, che lo guardano con la stessa benevolenza con cui lui guarda loro.

Ho letto opinioni contrastanti su di lui. Alcuni sostengono che non fosse l'amore per gli animali a spingerlo, in realtà, ma soltanto la Fede. Se non erro, Francesco fu il primo a ricevere le stigmate, a quanto si sa, dunque la Fede era certamente molto viva in lui, al punto da manifestarsi appunto anche attraverso segni fisici (cosa, tra parentesi, che ho sempre trovato piuttosto inquietante, ma questa è un'altra questione).
Personalmente non credo sia davvero importante stabilire che lui sia stato in parte un animalista ante litteram o essenzialmente un uomo che aveva votato la propria vita a Dio, e che in questa ottica predicava l'amore universale. Checché ne dicano alcuni, che ridimensionano radicalmente l'animalismo di Francesco (con a mio avviso una punta di soddisfazione, come a dire, voi animalisti vi illudete se pensate di aver trovato in lui un sostenitore della vostra causa, è soltanto suggestione), il poverello di Assisi è divenuto un simbolo della fratellanza estesa a tutte le creature, depositario di un messaggio positivo di sobrietà e rispetto che rimane luminoso ancora oggi.
La sua fama  è forse superiore ai suoi reali meriti, ma questo non lo sminuisce.
L'Idea di San Francesco rimane fulgida, offuscando può darsi le zone d'ombra che potrebbe avere avuto, come la maggior parte degli esseri umani.

Io penso che se Francesco vivesse oggi, e vedesse l'orrore sistematico che riserviamo agli animali, ci indurrebbe a rifiutare tutta questa sofferenza.
Il suo cantico sarebbe allora anche per tutte le vittime dei macelli, dei laboratori di ricerca, della crudeltà inflitta alle bestie per divertimento e abitudine.
Sono sicura che lui starebbe dalla parte degli animali sfruttati e offesi, come starebbe accanto agli ultimi della terra.
Se possedessi il talento di un grande pittore, mi piacerebbe raffigurare Francesco nelle vesti di un uomo di oggi, semplice, seduto tra gli animali più sfruttati, una mucca, un maiale, alcune galline, nel palmo di una mano un piccolo topo da laboratorio e un coniglio tenuto nell'incavo dell'altro braccio; ai suoi piedi alcuni ratti, un vitellino e un capretto che fanno capolino da dietro la sua schiena.
Un uomo dallo sguardo limpido, depositario di un messaggio d'amore a cui molti, buona parte della Chiesa compresa, guardano purtroppo con un certo sconcerto, forse perché troppo disarmante, troppo estremo per un mondo in cui troppo spesso si predica bene ma si razzola male.

In conclusione, al di là della mitizzazione operata probabilmente intorno alla figura di san Francesco, penso che dovremmo trattenere di lui l'essenza pacifica e positiva che lo ha caratterizzato.
La fede in un'idea di compassione e di amore capace di abbracciare soprattutto i più deboli e indifesi, umani e animali, al di là delle zone d'ombra di quest'uomo, al di là della sua devozione assoluta a Dio, al di là delle sue motivazioni indissolubilmente legate alla religione.
La fede in un'idea che si fa laica e rimane attuale, alla portata di tutti noi, uomini e donne degli anni duemila.

" Gli uomini che escludono dal rifugio della compassione e della pietà una qualsiasi tra le creature di Dio, si comporteranno allo stesso modo con i propri simili"

                          Francesco d'Assisi











domenica 6 maggio 2012

Un nuovo amico

Un breve post per presentarvi un piccolo nuovo amico, che da giovedì è entrato a far parte della mia vita.
Un esserino cicciottello e minuscolo, con manine e piedini rosa. Clint.
Così ho chiamato il criceto russo che potete intravedere mentre si affaccia dalla soglia di casa.
A dire la verità non so ancora se sia un maschio o una femmina, visto che essendo ancora piccolino è difficile capirlo...quindi potrebbe anche diventare una lei in futuro e cambiare nome in Gilda.
Per il momento comunque è Clint.

Giovedì pomeriggio dunque sono andata a prenderlo, come d'accordo con la signora che aveva messo l'annuncio trovato su internet. Arrivata al giardinetto di piazza Guardi mi trovo davanti una gran confusione di bambini, mamme, vecchietti.
Non so se conoscete il libro Ubaldo dove sei?. Sono dei volumi illustrati, e in ogni doppia pagina c'è disegnata una fitta folla, nella quale bisogna trovare Ubaldo, appunto, un tizio con gli occhiali e un maglione a righe rosse e bianche. Da bambina mi divertivo un sacco a cercarlo, ma anche a osservare tutte quelle personcine disegnate.
Comunque, quel giardinetto affollato pareva uscito dalle pagine di quel libro. Se non l'avessi chiamata sul cellulare credo che non avrei mai trovato la signora, che mi aveva detto di avere una borsa della spesa verde. Grazie alle sue istruzioni la avvisto e tra due piccoli e tenerissimi cricetini scelgo quello che guarda all'insù. Lei mi chiede se non li voglio tutti e due, ma memore delle varie storie lette sull'improvvisa aggressività tra criceti, che può portare anche alla morte di uno dei due, ho preferito prenderne uno solo. Anche perché i criceti sono animaletti piuttosto solitari, a differenza dei gerbilli, ad esempio, e non devono per forza avere un compagno.

E così me ne sono tornata a casa con il piccolo Clint, che sembra essersi ambientato perfettamente e si lascia anche prendere in mano senza problemi.
Benvenuto Clint :-)

Clint



domenica 29 aprile 2012

Il mondo senza di loro


L’altro giorno ci siamo svegliati e loro non c’erano più.
Il silenzio che ci ha accolto quel mattino è stato il primo segnale. Nessun cinguettio fuori dalla finestra, soltanto la campagna silente, e, nelle città, il rumore delle automobili, qualche clacson sporadico, e il brusio della gente per strada.
Quello che ci ha fatto davvero capire che erano scomparsi tutti quanti, però, è stata la scoperta delle cucce vuote dei cani, l’assenza dei gatti dal loro posto sul nostro letto, le gabbiette vuote dei canarini, la casetta deserta dei criceti e degli altri piccoli animali che vivevano con noi.
Erano spariti nel nulla.
In ogni continente si è diffusa un’angoscia terribile, mano a mano che si scopriva quel fatto inspiegabile e che la notizia si diffondeva.
Molti sono usciti di casa, chiamando il nome del loro animale scomparso e cercando ovunque, nei giardini, nelle strade, chiedendo ai vicini che a loro volta si trovavano nella stessa situazione ; i bambini piangevano per i loro amici svaniti nel nulla e chiedevano ai genitori di riportarli indietro ; gli allevatori e i contadini osservavano perplessi i box e i recinti vuoti, increduli ; i custodi dei grandi acquari sparsi per il mondo facevano lo stesso davanti alle vasche deserte, in cui ondeggiavano solamente le alghe, simili a esili fantasmi verdi ; i responsabili dei safari contemplavano la savana vuota, chiedendosi dove fossero finiti tutti i suoi abitanti.
In breve la notizia ha fatto il giro del mondo. Gli animali paiono scomparsi dalla faccia della terra e dalle acque del mare, dei laghi e dei fiumi.
In TV non si parla d’altro. Non si è mai parlato tanto degli animali come adesso. Scienziati, naturalisti, esperti e pseudo esperti si affannano a cercare una spiegazione, ma nessuno in realtà sa un bel niente.
Intanto tutti coloro che avevano costruito fortune e aziende grandi o piccole sullo sfruttamento degli animali si disperano. La loro materia prima è venuta a mancare. I macelli, i salumifici, le macellerie, le pescherie, dovranno chiudere i battenti. Non mi dispiace affatto per loro. Finalmente questi signori saranno costretti a ripiegare su un’attività che non prosperi sulla sofferenza e la morte di altri esseri viventi.
Allo stesso modo non provo alcun dispiacere per i cacciatori, i pescatori, i toreri, tutti a lamentarsi, poverini, che non potranno più praticare il loro " sport ".
E i ricercatori fautori della vivisezione, finalmente dovranno per forza di cose continuare il loro lavoro con quei metodi alternativi che per anni hanno tanto snobbato pur di tenere in piedi la barbara tradizione della sperimentazione su animali. Ora non hanno più scuse.

Ovunque si vada, spicca l’assenza degli animali. Le piazze delle città ci sembrano vuote senza i piccioni. Persino chi non li amava sente adesso la loro mancanza. Perché anche loro erano abitanti della città.
In campagna e nei pascoli ci si aggira increduli e smarriti. I prati dove gli animali brucavano sono deserti. Le sagome familiari delle mucche o delle pecore indugiano ancora nei nostri occhi, vorremmo proiettarle nell’erba verde mossa dal vento, ma è fuori dalla nostra portata.
I fiori sono rimasti soli anche loro, senza più alcuna ape o alcuna farfalla ad andare a fare loro visita. I boschi deserti, avvolti in un irreale silenzio. I mari vuoti, senza vita.
Persino quel ragnetto che viveva nella sua ragnatela sul soffitto sopra alla porta è sparito.

Cerchiamo gli animali nei tanti filmati che hanno registrato le loro vite, nelle fotografie, nei dipinti di ogni epoca, nelle illustrazioni dei libri per bambini.
Le bestie impagliate sono rimaste la sola presenza tangibile, pur se immobile e fredda. Il loro odore penetrante ci nausea, ci mette i brividi.
Non avremmo creduto che ci sarebbero mancati tanto, che il mondo senza di loro ci sarebbe apparso così vuoto, così incompleto. Soltanto adesso che sono tutti scomparsi ci rendiamo conto di quanto fossero parte della nostra esistenza. Non soltanto quelli con cui dividevamo la quotidianità, e che ci mancano immensamente, ma tutti gli animali.
Lasciamo perdere i cinici, quelli che soprattutto rimpiangono le bistecche e il pollo arrosto, che presto saranno introvabili. Di loro non mi importa niente.
Mi importa di quello che vedo nello sguardo della maggior parte della gente, e nel mio quando mi guardo allo specchio. Lo sguardo smarrito di tutte le persone, che, ognuno con le proprie piccole o grandi contraddizioni, gli animali li amava. E non in quanto " cibo ambulante ", o corpi da sfruttare e sacrificare, ma come esseri viventi che abitavano questo pianeta con noi e che tanta meraviglia e tenerezza suscitavano nel nostro cuore quando li vedevamo liberi di vivere la loro esistenza. Loro, i nostri fratelli indifesi, a cui tanto male abbiamo fatto, a cui tanto disprezzo abbiamo riservato, che abbiamo ridotto in una terribile schiavitù da cui solo la loro improvvisa scomparsa ha potuto sottrarli.
Li rivogliamo indietro. Non più per sfruttarli, per ucciderli, per cibarci della loro carne. Li rivogliamo perché abbiamo bisogno della loro presenza. Perché ci manca il loro affetto, il loro sguardo, la semplice idea che esistono insieme a noi. Perché vogliamo farci perdonare del male che abbiamo fatto loro.
Ci sentiamo soli quaggiù senza un gatto che dorme acciambellato sulla poltrona, senza quel merlo che ogni mattino veniva a farci visita, senza il nostro cane che ci cammina al fianco, senza quel cavallo a cui portavamo sempre una carota quando si andava in campagna, senza quelle mucche accanto alle quali passavamo sempre sul sentiero dell’alpe.


Ci sono rimasti pezzi dei loro corpi. Ma da un pezzo di carne morta o da una giacca di pelle non si può ricostruire l’animale che era in origine.
Gli appassionati di carne e pesce si affrettano a fare provviste delle ultime scorte disponibili, malgrado il rincaro del prezzo.
Presto non ci sarà più carne, nè latte, né uova.
Volenti o nolenti, tutti dovremo adottare un’alimentazione del tutto priva di derivati animali. Anche di questo parlano in TV e sui giornali.

Non so che cosa sia accaduto agli animali, come non lo sa nessuno. Voglio pensare che siano in un luogo dove possano finalmente vivere in pace, lontano dal nostro assurdo mondo antropocentrico. Magari qualcuno, proveniente da un luogo molto lontano, dalle profondità dello spazio, forse, ha avuto pietà della miseria in cui noi umani li facevamo vivere, e ce li ha sottratti. E per punirci ci ha sottratto anche gli animali che ci erano cari. Come il mio adorato gatto Leo. Come starà ? Ha sempre avuto paura degli sconosciuti, ed era molto attaccato a noi. Riuscirà a cavarsela, dove si trova ora ? Sapranno avere cura di lui ?
Ogni mattino al risveglio spero di ritrovarlo sulla sua poltrona, e milioni di persone sperano la stessa cosa per i loro animali scomparsi. Mi auguro che chiunque ce li abbia sottratti possa avere pietà di noi e ce li renda.
Intanto, molte cose cambieranno sulla Terra. Spero che tra qualche tempo, quando le scorte di carne e derivati animali saranno terminate, e i macelli abbandonati magari convertiti in qualcosa d’altro, luoghi di vita e non di violenza e morte, e le attività e le tradizioni basate sullo sfruttamento degli animali saranno ormai considerate abitudini del passato, spero che allora gli animali ricompariranno.
Ci sveglieremo un mattino e udiremo il canto lieto degli uccellini, e il calore del gatto acciambellato accanto a noi. Lo abbracceremo forte, e correremo fuori, tutti quanti. Saluteremo i piccioni, getteremo loro dei pezzetti di brioche. In campagna si applaudirà il ritorno delle mucche e di tutti gli altri animali di fattoria. Soprattutto i bambini saranno felici, ma anche gli adulti avranno le lacrime agli occhi per il sollievo e la gioia.
Vicino al mare gli abitanti dei villaggi e delle cittadine correranno sulla spiaggia, e molti indosseranno degli occhialini e si immergeranno in acqua ed ecco che il loro cuore si riempirà di felicità quando vedranno i pesci nuotare come un tempo. Riemersi,  si griderà verso la gente affollata sulla spiaggia : "Sono tornati, sono tornati ! "
E tutti esulteranno e si abbraccieranno l’un l’altro, felici.
Sarà un giorno di festa in ogni nazione, in ogni angolo del mondo.
Rimarrà indelebile il ricordo di quanto fosse strano e innaturale vivere in un mondo senza di loro, e si ricorderanno quei giorni come una punizione per come eravamo abituati a trattare gli animali.
E anche se esisteranno sempre persone che non si fanno scrupoli a maltrattarli, sfruttarli e ucciderli, la maggior parte della società guarderà a questi episodi con profonda riprovazione, e l’antropocentrismo sarà l’eccezione invece che la regola.

In attesa di quel giorno, resto qui a pensare a Leo e a tutte le altre bestie, che ho conosciuto, e che non ho conosciuto mai, e sfoglio un libro della mia infanzia sugli animali da fattoria. Passo un dito lungo il contorno del disegno di un paffuto roseo maiale.
Amici animali, vi chiedo scusa a nome di tutti i miei simili per le cose orribili che vi abbiamo fatto nel corso del tempo. Spero tanto che avremo l’occasione per riparare finalmente ai nostri tragici errori.
Vi aspetto.









NOTA: a chi è capitato qui alla ricerca di testi da copiare, vi ricordo che questo racconto, come tutti gli altri post pubblicati su questo blog, è di mia proprietà, frutto più o meno riuscito di impegno e idee. Pertanto non appropriatevene. Grazie a tutti.

mercoledì 11 aprile 2012

Merlotti

Benché la primavera sembri aver fatto momentaneamente dietrofront, se non altro nelle mie zone, gli uccellini continuano anche sotto la pioggia e tra le raffiche di vento a preparare i loro nidi per accogliere i futuri piccoletti. In giardino è un tripudio di cinguettii e di richiami, che si susseguono per tutto il giorno.
Tra questi piccoli volatili indaffarati e chiacchieroni ci sono i merli.
Adoro i merli. Mi mette allegria la loro personalità intraprendente, la loro innata simpatia, la semplice bellezza delle piume nere o grigie, il giallo del loro becco, il fatto che si spostino spesso a terra su quelle agili zampette, come se amassero camminare quasi più che volare.
A Milano, come ovunque, se ne vedono molti, nei piccoli giardini, vicino ai cespugli del parchetto nei pressi dello studio, e una coppia addirittura secondo me sta meditando di trasferirsi nell'alloggio di Polly il cane abominevole (per chi non avesse mai letto di lei, Polly è una femmina di Terranova, potete saperne di più  QUI).
Tornando ai due merli, il maschio lo vedevamo già da un bel po' girovagare davanti al cancelletto, soprattutto la mattina. Poi è comparsa anche quella che io definisco sua moglie, dal caratteristico colore grigio, la quale credo abbia anche passato qualche notte all'interno della "stanza" di Polly (un locale ricavato nella parte di cortile dello studio, chiuso da una tettoia e da una porta, dove il cane abominevole trascorre la notte sulla sua branda), dato che mi è capitato di trovarla dentro alcune mattine, mentre aprivo al cane.
"Polly, hai visto che c'era un'intrusa in casa tua?" dico all'abominevole Polly, mentre le allungo un biscotto per evitare che mi sbavicchi i jeans.
Oppure un pomeriggio mi scappa l'occhio sulla ciotola del cane, che si trova in quel locale, e chi vedo piazzata tra le crocchette? La merla, che rovistava tra i grossi croccantini, ne sceglieva uno e spiccava il volo con il boccone nel becco, passando sopra la testa di Polly che dormiva lì fuori, e che ovviamente non si è accorta di nulla. Ma anche se avesse notato l'uccellina sono sicura non avrebbe fatto una piega, vista la sua natura totalmente pacifica e in armonia col mondo.
O ancora un altro giorno me ne stavo al computer quando vedo un piccolo essere entrare nello studio. Faceva caldo, la porta era aperta, il cane abominevole ronfava beatamente lì fuori. E la merla ha pensato di buttare un occhio all'interno. Ha avanzato un po' sul tappeto, guardandosi in giro, poi con tutta calma ha fatto dietrofront e se ne è andata. Suo marito dal canto suo si appollaia spesso sulla maniglia del cancello, cinguettando.
Magari ci ritroveremo con dei piccoli merlotti venuti al mondo nell'alloggio del cane abominevole  :-)

Ciò mi fa pensare ai tre piccoli merli che ho avuto la fortuna di veder crescere nel loro nido nella siepe, l'anno scorso. Li ho seguiti fin da quando erano ancora nell'uovo e la mamma li covava. Li ho visti quando erano piccolissimi, creaturine lanuginose con un becco che sembrava più grande di loro, perennemente affamati, che emergevano appena dal nido. Papà merlo e mamma merla si alternavano per portare loro da mangiare e per vegliare sulle loro testoline. I genitori comunicavano con dei fischi particolari, per tenersi informati dei propri movimenti, suppongo.
Così i merlotti sono cresciuti, finché il nido si fece troppo piccino per contenerli comodamente tutti e tre. La foto qui sotto l'ho scattata poco prima che partissero per la loro strada. Andavo ogni giorno a guardare nella siepe, e con sollievo li trovavo sempre lì, a fissarmi con quel loro sguardo un po' attonito, tipico dei volatili molto giovani, che mi fa sempre affiorare un sorriso.
Il clic della macchina fotografica pareva non disturbarli affatto. I loro genitori, sempre nelle immediate vicinanze, mi osservavano attraverso i cespugli in fiore e appena mi allontanavo raggiungevano i loro piccoli.
Poi un giorno trovai il nido vuoto, i miei piccoli amici se ne erano andati. Spero che non sia accaduto loro niente di male, che siano cresciuti e siano magari loro quei merli che vedo oggi saltellare lesti per il giardino, sempre presi in qualche faccenda, e lanciare il loro richiamo dagli alberi oltre la siepe, mentre si preparano ad occuparsi presto di nuovi piccoli merlotti.

Uno di loro, poco prima di asciare il nido

lunedì 2 aprile 2012

L'innocente

Tra una settimana sarà Pasqua. In questo periodo mi viene sempre in mente una cosa raccontatami da mia mamma, un episodio accadutole nella sua infanzia.
Quando aveva circa cinque sei anni le capitò di passare davanti ad una macelleria del suo quartiere, a Lugano, e appeso lì fuori vide il cadavere di un agnellino, a testa in giù, privato del suo bianco pelo, ridotto ad un involucro di carne pronto da fare a pezzi per il pranzo di Pasqua, eppure ancora così indubitabilmente un agnellino.
Mia mamma scoppiò a piangere a quella vista, e per parecchio non ci fu verso di calmarla. Per molto tempo non volle più nemmeno passare da quella strada. E non ha mai mangiato la carne d'agnello, perché non è mai sbiadito nel suo ricordo l'immagine di quell'innocente ammazzato ed esposto in quel modo.
Penso che lei, che era una bambina, riconobbe in quel povero corpo un suo simile, un individuo molto giovane anche lui, un altro bambino potremmo dire, solo appartenente ad un'altra specie.

Come ho scritto anche in alcuni commenti lasciati su altri blog, trovo che la sistematica uccisione degli animali sia di per sé un fatto orribile. Quando poi tra le vittime ci sono anche i piccoli è ancora più orribile. Ogni cucciolo dovrebbe poter vivere serenamente la sua età, e stare con la propria mamma, al sicuro. Gli dovrebbe essere permesso di crescere, come avviene per noi umani.
Gli agnellini, nello specifico (ma è chiaro che lo stesso discorso si estende a vitellini, maialini, pulcini, e via dicendo), dovrebbero passare il primo periodo della loro esistenza a saltellare tra le erbe del prato, e non essere sottratti alla loro mamma e al calore del sole per essere sgozzati in un mattatoio. Un agnellino non viene al mondo per essere sacrificato, se non nella nostra distorta visione delle cose. Ma è così difficile da comprendere?
Sarebbe già un passo avanti se negli anni 2000 la mattanza pasquale degli agnelli venisse bandita. Basta con queste tradizioni che vivono anche sul sacrificio altrui. Alle piccole vite recise per trasformarsi in una portata del pranzo di Pasqua non sarà concesso di risorgere. E celebrare una resurrezione versando del sangue mi sembra quantomeno grottesco.
Finché non sapremo provare compassione per questi innocenti per antonomasia, questi piccoli esseri candidi e indifesi, temo sarà difficile provarne per tutti gli altri innumerevoli animali, adulti e piccoli, ammazzati ogni giorno per finire sulle nostre tavole.
Sarebbe bello che l'idea di rinascita associata alla Pasqua (o almeno così, da persona per nulla addentro al cattolicesimo, la interpreto io) si riferisse anche alla (ri)scoperta di un nuovo modo di guardare ai nostri fratelli animali, tutti quanti.
Una rinascita spirituale, grazie alla quale attingere finalmente alla compassione per tutte le creature.

Una parola anche su altri simboli pasquali, come i conigli, i pulcini, e le uova, che, in Svizzera, almeno, in questo periodo vengono dipinte per l'occasione.
Tutti simboli teneri e dolci, immagini di un mondo batuffoloso dai toni pastello.
Peccato che parallelamente migliaia e migliaia di conigli vengano allevati, spesso in condizioni terribili, per finire, dopo una breve vita infelice, nel nostro piatto; che innumerevoli pulcini maschi non idonei all'industria ovaiola vengano ammazzati brutalmente appena usciti dall'uovo; che le uova da dipingere a Pasqua provengano da galline che anche se allevate a terra e non in un orribile allevamento batteria, verranno comunque soppresse non appena il loro ciclo produttivo non sarà più all'altezza dello standard industriale.
Nella nostra schizofrenia umana passiamo costantemente da un estremo all'altro. Dalla tenerezza per alcuni animali al mangiarne altri della stessa specie, dall'accarezzare il capino di un pulcino al non pensare che migliaia di essi sono condannati a morte già prima di nascere.
Cerchiamo di applicare lo stesso empatico metro di giudizio a tutti gli animali. Se lo facciamo con naturalezza nei confronti di alcuni, lo possiamo fare per gli altri.
Questo è il mio auspicio pasquale.