martedì 21 febbraio 2012

Noi e i nostri animali, un amore di Qui e d'Altrove

Chiunque abbia avuto il privilegio di dividere la propria vita con un animale, di qualsiasi specie, penso non possa dubitare che l'anima (intesa come quell'essenza misteriosa e impalpabile che rende ognuno ciò che è) non sia appannaggio esclusivo degli esseri umani.
Ogni animale ha come noi il proprio carattere, le proprie personali abitudini, il proprio modo di fare. Come noi ama più certe cose e meno altre. Come noi prova emozioni, e nel sonno può sognare. Come noi sa volere bene. Anzi, molto spesso sa volere bene più di noi, libero da tutte le nostre complicazioni.
Il legame tra un animale e il proprio umano è spesso un bene assoluto, scevro di tutte le incomprensioni e i dissapori che costellano anche il miglior rapporto tra esseri umani.
Due anime che si congiungono, al di là della differenza di specie.
Ho sempre pensato che, se esistesse qualcosa al di là di questa vita, certamente tra coloro che vorrei ritrovare ci sarebbero gli animali che ho avuto con me su questa terra.
Mi viene in mente a questo proposito che il gamaldo gatto Freud (per chi non lo conoscesse vi invito a leggere il post La Storia di Leo Freud ), mio carissimo amico felino, riuscirebbe probabilmente ad evadere anche dalle porte del cielo, come faceva da quelle del gattile, ma spero che vedendomi arrivare si ripresenterebbe al cancello :-)

Questo preambolo per introdurre il tema vero e proprio di questo post, per il quale mi appoggio su un interessante e commovente articolo che ho trovato qualche anno fa su una rivista animalista svizzera, e scritto da Alika Lindbergh (pittrice, animalista, e discendente di quel Lindbergh che compì la prima traversata in volo dell'Oceano Atlantico).
Riporto alcuni episodi narrati da Alika in quel suo scritto intitolato: "Le anime degli animali ci attendono nell'aldilà".

Belgio, 1944. Alika ha quattordici anni. Con altre persone sta cercando di liberare dalle macerie causate da un bombardamento americano i feriti sepolti là sotto. Molti sono soldati tedeschi, per lo più ragazzini come lei. Ad un certo punto trova uno di loro, giovanissimo, che dapprima le sembra morto. E' pallidissimo e i suoi capelli sono incrostati di sangue. Alika gli tocca la spalla e di colpo la vita ritorna negli occhi del giovane soldato tedesco. Per un istante guarda Alika, poi il suo sguardo si fissa su un punto oltre la ragazzina, più in alto.
Il giovane sorride, di un sorriso radioso che gli illumina tutto il viso, mentre i suoi occhi continuano a guardare oltre le spalle di Alika.
Poi, dolcemente, sussurra: "Janosch, mein Pferd...Du bist nicht tot?" (Janosch, cavallo mio...Sei vivo?)
E muore, con un'espressione serena sul suo giovane viso.
Forse quel ragazzo prima della guerra era stato un giovane contadino, e Janosch era stato il suo buon compagno di lavoro. O forse il giovane era il figlio di qualche ricco proprietario terriero prussiano, che possedeva una scuderia di purosangue? Alika non può saperlo. Ma sa che un cavallo è stato importante nella vita del giovane soldato, e che lui lo ha sinceramente amato. E il loro legame è stato così profondo che lo spirito di quell'animale è venuto ad accogliere sulla soglia della morte l'anima del suo giovane amico.

1965. Alika è ospite di un'amica. Non lo sa ancora, ma la stanza a lei riservata è quella dove passava molto tempo il gatto della casa, Karoun, morto da diversi anni. Durante la notte, spenta la luce, Alika sente grattare alla porta, che si apre un poco. Un rumore felpato di zampe sul parquet. Alika sente un gatto balzare sul letto e percepisce i baffi dell'animale sulla sua guancia, prima che le si acciambelli accanto. Pensa naturalmente che sia la gatta persiana della casa, ma qualcosa la spinge ad accendere la luce. La porta della stanza è chiusa, e non c'è alcun gatto con lei.
La mattina seguente decide di non parlarne alla sua amica, persona piuttosto bizzarra e eccitabile, ma si confida piuttosto con la cameriera, una donna concreta con i piedi ben piantati per terra. La quale non si mostra affatto sorpresa, e le racconta che Karoun, morto dieci anni prima, "infesta" ancora l'appartamento. La gatta attuale spesso sembra percepirne la presenza, aggirando con cura l'angolo assolato di palquet dove il gattone era solito dormire, o mettendosi a fissare quel punto con i suoi occhi gialli.
Karoun, a causa della dedizione a fumare oppio della sua padrona, aveva sofferto di brutte crisi d'asma. Durante queste crisi veniva messo nella stanza che ora occupa Alika.

E' la sera della morte del nonno di Alika. Lei è vicino al suo letto, e lo vede compiere più volte un gesto incomprensibile agli altri. Il vecchio, sorridendo, protende le braccia verso l'alto, come tante volte aveva fatto per permettere alla scimmietta Soulimie, morta da anni, di venire ad aggrapparsi al suo collo.
Alika sa che Soulimie é nella stanza, che il nonno la vede, e che l'anima della scimmietta accompagnerà quella dell'uomo oltre la soglia.

Dice Alika Lindbergh: "Molti casi e testimonianze indicano che le emozioni degli animali, i loro pensieri e la loro volontà persistono oltre il velo che separa la vita dalla morte. E che cosa sarebbe questa presenza disincarnata, se non ciò che chiamiamo anima?"

Io mi ricordo una sera di alcuni anni fa. L'ultimo dei miei gerbilli era morto quel pomeriggio e lo avevamo sepolto sotto all'aiuola fiorita in giardino.
Ho spento la luce e mi sono messa a letto. Ho udito distintamente delle zampette correre sul pavimento. Dopo un po' ho acceso la lampada e dato una bella occhiata in giro. Che un topolino si fosse introdotto in casa? Mi sembrava improbabile, in ogni caso non era mai accaduto, e non è molto semplice. Non udivo più niente di strano. Spenta di nuovo la luce sono tornata a letto. Subito il piccolo trapestio di quelle che erano indubitabilmente zampette è ricominciato. Non c'era nulla di minaccioso in quel rumore, comunque. Sono rimasta ad ascoltare. Ho udito anche un trafficare di manine e dentini contro la cesta di vimini ai piedi del letto. Dopo un certo tempo è tornato il silenzio e mi sono addormentata.
Non ne avrò mai la certezza, ma sento che il mio piccolo Dimitrj era venuto a fare un ultimo giro nella stanza dove aveva trascorso tante ore di corse e giochi, prima di lasciarsi per sempre alle spalle la sua esistenza terrena.

In conclusione, gli animali che popolano la nostra vita non sono forse tra le creature che più amiamo in questo mondo, e che più ci amano? Chi meglio di loro potrà venire a guidarci, alla fine, se davvero qualcosa oltre esiste? Cosa che io non ritengo estremamente probabile, ma possibile e consolante da pensare. E sono certa, questo sì, che il legame tra anime che sono state tanto vicine non potrà mai essere sciolto.






Ancora una cosa, ultima ma non ultima. Se un luogo migliore al di là di questo mondo esiste, vorrei che vi trovassero la serenità che qui non hanno mai conosciuto le anime di tutti gli animali sfruttati e uccisi dalla crudeltà dell'Uomo. Milioni e milioni di spiriti innocenti che non hanno conosciuto né amore né compassione. Prati di soffice erba verde punteggiata di fiori, un cielo azzurro e il bel calore del sole, finalmente affrancati dalla paura e dal dolore.







18 commenti:

  1. Che bellissimo racconto toccante, tanto il tuo, quanto quello di Alika Lindbergh. Mi sono venuti i brividi, sul serio. Brividi di profonda commozione.
    Che dire? A me sembra improbabile che ci sia un'anima che ci sopravviva dopo la morte, però sperarci attraverso questi bellissimi resoconti sicuramente è fonte di conforto.
    Una cosa è certa, se l'anima sopravvive, allora sopravvive tanto quella degli uomini, che quella degli animali e ci ritroveremo insieme.

    Pensa, una volta conobbi un famoso spiritista e medium e lui mi disse che le anime degli animali che aveva conosciuto in vita (soprattutto gatti) andavano spesso a trovarlo, che ne avvertiva costantemente la presenza attorno a lui.
    Io non sono mai stata una "sentitiva", nel senso che non ho mai vissuto nessun tipo di esperienza sovrannaturale, forse perché in fondo non ci credo, non sono aperta mentalmente in questo senso (seppure una certa curiosità ce l'avrei), quindi nessun animaletto che è stato mio compagno di vita è venuto mai a salutarmi.
    Ma in fondo, anche il solo ricordarli, è comunque una maniera per avvertirne lo spirito.
    Una volta lessi una cosa che mi era piaciuta, su un romanzo di Erri De Luca, ossia che quando ci ricordiamo di qualcuno morto, in realtà è il suo spirito che ci viene a trovare.

    La tua riflessione a fine post mi ha fatto pensare ad un video visto tempo fa sul sito La Vera Bestia, dal titolo "Quelle scuse", in cui l'autore immagina che un domani rincontrerà tutti quegli animali che sono stati vittime dell'uomo e finalmente potrà fargli "quelle scuse". Volevo metterti il link, ma è un video che contiene anche immagini forti e non ho voluto rovinare la bella atmosfera di questo tuo post.
    Un abbraccio

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    1. Non credo nell'anima. Ma se credessi nell'anima crederei che un'anima ce la dovremmo meritare. E crederei che un'anima si potrebbe anche perdere.

      Una volta quando frequentavo ambienti per così dire esoterici, una presunta medium mi disse che l'Esistenza certe anime dopo un po' le butta via.

      In questo contesto vedo molti umani a rischio. Rimarrebbero solo gli animali, e qualche sparuto antispecista...!

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    2. @Biancaneve e @de spin
      Penso di essere una persona piuttosto razionale, e il mio interesse verso questi fenomeni è basato sul desiderio di comprendere, direi, più che su una cieca volontà di crederci. E' pur vero, al di là dell'articolo della Lindbergh, che esistono molte testimonianze riguardo ai fantasmi degli animali, quindi chissà, forse non è solo suggestione. Io penso che un'energia rimanga.
      Non saprei dire come mai certe persone sperimentano fenomeni di questo tipo e altre no. Forse è una sorta di predisposizione?
      A me è accaduto soltanto quella volta, solo con quell'animaletto, se davvero era il suo spirito, ed è stata una delle cose più curiose che mi siano capitate.
      Mi chiedo il fantasma di Freud che cosa potrebbe combinare? Perché lui certamente tornerebbe a farsi un giretto di tanto in tanto :-)

      @de spin
      Penso, senza alcuna certezza, che l'anima nasce con noi e forse è l'unica cosa che ci sopravvive.
      Se perderla significa smarrire i nostri sentimenti migliori, la nostra "umanità", certamente questo è vero per chi sistematicamente infligge sofferenze al prossimo, umano o animale.

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    3. A me una volta uno spiritista disse che io sono un'anima antica, che si è già incarnata tante volte e per questo ormai è divenuta più consapevole.

      Non lo so questo. Ripeto, sono tanto scettica, però non mi sento di escluderlo del tutto (immagino più per una questione di speranza, che di certezza), tuttavia a volte trovo che, proprio razionalmente, la teoria della reincarnazione spiegherebbe molte cose: ad esempio darebbe un senso al dolore del singolo (certe cose accadono e continueranno ad accadere fino a che non le si sono comprese a fondo e il dolore altro non è che il ciclo proprio della reincarnazione, ossia è legato al fatto che materialmente dobbiamo incarnarci, farci materia, provare desideri, paure, avere pulsioni ecc.) e spiegherebbe anche perché alcune persone sono più consapevoli (non voglio dire evolute) di altre.
      Certo, la spiegazione più logica e semplice, secondo il rasoio di Occam, è quella più vicina alla verità, per cui esiste il caos, esistono le necessità, e l'anima è solo l'unione congiunta dei nostri sensi, quindi la consapevolezza altro non sarebbe che il sentimento dell'empatia, la lucidità mentale di vedere la connessione con tutte le cose ecc..
      Oh, quando moriremo lo sapremo. Nel frattempo, godiamoci questa vita senza fare del male al prossimo, animale o uomo che sia: questo è il mio motto.

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    4. Sì, la reincarnazione è un tema molto interessante e effettivamente potrebbe essere un "processo" accettabile anche dal punto di vista razionale.

      Comunque hai ragione, prima di tutto cerchiamo di vivere nel modo migliore qui e ora, e di fare qualcosa di buono per quanto è nelle nostre possibilità.
      Del resto sapremo solo in quel momento.

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  2. Il tuo racconto Martigot mi ha toccato il cuore.
    Spero che esista una sorta di "Ponte sull'arcobaleno" presso il quale io possa ancora incontrare gli animali che con me hanno condiviso l'esistenza.
    Sarebbe ingiusto come dici tu che non ci fosse un luogo eletto a loro dimora senza fine dove poter godere finalmente quello che nella vita terrena gli è stato negato.
    Negli anni, per vari motivi ho aggregato ai mici “ufficiali” altri compagni di viaggio.
    Trovo che ogni gatto sia unico,speciale; sarà prezioso sia per l’uomo che avrà la fortuna di apprezzarlo, sia per i suoi simili.
    Quindi mi ritengo fortunata di far parte della loro vita!

    p.s.
    E' una tua scelta di avere attivo il "verifica parola"?
    Ultimamente è diventato più difficile decifrare le 2 parole richieste.
    Io l'ho tolto dopo che me lo hanno fatto notare, poichè te ne accorgi solo se leggi il tuo blog da un altro dispositivo e comunque il sistema di filtraggio di blogger è ottimo, in più i ciechi non riescono a commentare se c'è.
    Scusa l'impertinenza :)

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    1. Grazie Maura, il merito maggiore va comunque ad Alika Lindbergh che ha saputo scrivere un articolo davvero toccante :-)
      Bé, intanto godiamoci la compagnia dei nostri mici e di ogni altro animale che condivide la nostra vita, preziosi compagni di viaggio.

      Sul "verifica parola" ho notato anch'io, pubblicando commenti su altri blog, che decifrare le parole è piuttosto complicato...Non l'ho attivato di proposito, se ci capisco qualcosa vedo di eliminarlo :-)

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  3. Se posso consigliarti un libro che ho letto di recente (ma che forse conosci già...) "Io e Dewey", di Vicki Myron.
    Si legge d'un fiato ed è una storia vera di come un "semplice" gatto abbia cambiato il corso del destino di tante persone.
    Scusami se mi sono permessa di darti quel suggerimento, ma anch'io non sapevo di avere attivo il filtro.
    Ti passo informazioni che ai più sembrano scontate, ma io le stò imparando ora...
    Allora, vai su IMPOSTAZIONI+COMMENTI e alla domanda "mostra verifica parole" metti no; invece per sistemare l'ora di pubblicazione dei commenti, IMPOSTAZIONE+FORMATTAZIONE e FUSO ORARIO, dove andrai a scegliere (GMT+01:00)zURIGO.
    Un caro saluto!

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    1. Grazie mille delle dritte, hai fatto bene a dirmi della faccenda del filtro :-)
      Conosco quel libro ma non l'ho mai letto, cercherò di rimediare.

      Un caro saluto anche a te e ai tuoi gattoni :-)

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    2. Confermo Martigot, "Io e Dewey" racconta una storia toccante, in ogni senso.
      Leggilo, ti piacerà.

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  4. Dolcissimo questo post, mi hai fatto venire le lacrime... mi hai fatto venire in mente che quando è morto IlCane, in casa spesso sentiamo ancora abbaiare, oppure sentiamo i suoi passetti sulle piastrelle...
    A volte quando vado dove c'era la sua cuccia, mi sembra, anzi, lo sento ancora...
    Io so che è qui con me.

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  5. L'altro giorno con Biancaneve ci chiedevamo cosa vedano i nostri gatti quando improvvisamente si mettono a fissare un qualcosa che noi non vediamo, ma che invece sembra molto ben definito ai loro occhi.
    E' probabile allora, anzi è sicuro che loro riescano a vedere ciò che noi non vediamo; potrebbe essere la presenza di qualcuno che ci ha voluto bene nel passato, per questo li vediamo attenti ma non spaventati, quasi a chiedersi "ma tu chi sei?"

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    1. Verissimo! Anche io spesso mi chiedo che cosa vedano! A volte penso che vedano i loro "ne-mici" invisibili con cui fare le loro pazze lotte nel nulla, ma a volte non riesco proprio a capire cosa stiano guardando... secondo me davvero loro possono vedere qualcosa che noi non siamo in grado nemmeno di percepire...!

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  6. Un post meraviglioso, semplicemente!

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    1. Grazie Silvia :-)
      ...e grazie di esserti unita al mio blog

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  7. anch'io sto' cercando delle risposte a molte domande...e concordo sul fatto che se esiste un'anima e un aldilà per gli umani, non puo' non esserci anche per gli animali... ottimo post, con i racconti che hai proposto direi uno dei migliori...un abbraccio a tutti voi...Paola

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    1. Ciao Paola, sono contenta che questo post ti abbia trasmesso qualcosa. E' un argomento che mi affascina molto, e sia la mia esperienza sia le esperienze riportate da Alika Lindbergh rafforzano in me la sensazione che qualcosa, in qualche modo, al di là del visibile ci sia.
      Un caro saluto e benvenuta sul mio piccolo blog

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  8. Spero anch'io che esista qualcosa dopo la morte dei nostri amici...Ho perso da poco il mio pappagallino e non riesco a farmene una ragione perché stava benissimo..Spero che adesso sia in un posto migliore e che possa manifestarsi in qualche modo così il sentirlo vicino mi porterebbe un pò di serenità

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