domenica 29 aprile 2012

Il mondo senza di loro


L’altro giorno ci siamo svegliati e loro non c’erano più.
Il silenzio che ci ha accolto quel mattino è stato il primo segnale. Nessun cinguettio fuori dalla finestra, soltanto la campagna silente, e, nelle città, il rumore delle automobili, qualche clacson sporadico, e il brusio della gente per strada.
Quello che ci ha fatto davvero capire che erano scomparsi tutti quanti, però, è stata la scoperta delle cucce vuote dei cani, l’assenza dei gatti dal loro posto sul nostro letto, le gabbiette vuote dei canarini, la casetta deserta dei criceti e degli altri piccoli animali che vivevano con noi.
Erano spariti nel nulla.
In ogni continente si è diffusa un’angoscia terribile, mano a mano che si scopriva quel fatto inspiegabile e che la notizia si diffondeva.
Molti sono usciti di casa, chiamando il nome del loro animale scomparso e cercando ovunque, nei giardini, nelle strade, chiedendo ai vicini che a loro volta si trovavano nella stessa situazione ; i bambini piangevano per i loro amici svaniti nel nulla e chiedevano ai genitori di riportarli indietro ; gli allevatori e i contadini osservavano perplessi i box e i recinti vuoti, increduli ; i custodi dei grandi acquari sparsi per il mondo facevano lo stesso davanti alle vasche deserte, in cui ondeggiavano solamente le alghe, simili a esili fantasmi verdi ; i responsabili dei safari contemplavano la savana vuota, chiedendosi dove fossero finiti tutti i suoi abitanti.
In breve la notizia ha fatto il giro del mondo. Gli animali paiono scomparsi dalla faccia della terra e dalle acque del mare, dei laghi e dei fiumi.
In TV non si parla d’altro. Non si è mai parlato tanto degli animali come adesso. Scienziati, naturalisti, esperti e pseudo esperti si affannano a cercare una spiegazione, ma nessuno in realtà sa un bel niente.
Intanto tutti coloro che avevano costruito fortune e aziende grandi o piccole sullo sfruttamento degli animali si disperano. La loro materia prima è venuta a mancare. I macelli, i salumifici, le macellerie, le pescherie, dovranno chiudere i battenti. Non mi dispiace affatto per loro. Finalmente questi signori saranno costretti a ripiegare su un’attività che non prosperi sulla sofferenza e la morte di altri esseri viventi.
Allo stesso modo non provo alcun dispiacere per i cacciatori, i pescatori, i toreri, tutti a lamentarsi, poverini, che non potranno più praticare il loro " sport ".
E i ricercatori fautori della vivisezione, finalmente dovranno per forza di cose continuare il loro lavoro con quei metodi alternativi che per anni hanno tanto snobbato pur di tenere in piedi la barbara tradizione della sperimentazione su animali. Ora non hanno più scuse.

Ovunque si vada, spicca l’assenza degli animali. Le piazze delle città ci sembrano vuote senza i piccioni. Persino chi non li amava sente adesso la loro mancanza. Perché anche loro erano abitanti della città.
In campagna e nei pascoli ci si aggira increduli e smarriti. I prati dove gli animali brucavano sono deserti. Le sagome familiari delle mucche o delle pecore indugiano ancora nei nostri occhi, vorremmo proiettarle nell’erba verde mossa dal vento, ma è fuori dalla nostra portata.
I fiori sono rimasti soli anche loro, senza più alcuna ape o alcuna farfalla ad andare a fare loro visita. I boschi deserti, avvolti in un irreale silenzio. I mari vuoti, senza vita.
Persino quel ragnetto che viveva nella sua ragnatela sul soffitto sopra alla porta è sparito.

Cerchiamo gli animali nei tanti filmati che hanno registrato le loro vite, nelle fotografie, nei dipinti di ogni epoca, nelle illustrazioni dei libri per bambini.
Le bestie impagliate sono rimaste la sola presenza tangibile, pur se immobile e fredda. Il loro odore penetrante ci nausea, ci mette i brividi.
Non avremmo creduto che ci sarebbero mancati tanto, che il mondo senza di loro ci sarebbe apparso così vuoto, così incompleto. Soltanto adesso che sono tutti scomparsi ci rendiamo conto di quanto fossero parte della nostra esistenza. Non soltanto quelli con cui dividevamo la quotidianità, e che ci mancano immensamente, ma tutti gli animali.
Lasciamo perdere i cinici, quelli che soprattutto rimpiangono le bistecche e il pollo arrosto, che presto saranno introvabili. Di loro non mi importa niente.
Mi importa di quello che vedo nello sguardo della maggior parte della gente, e nel mio quando mi guardo allo specchio. Lo sguardo smarrito di tutte le persone, che, ognuno con le proprie piccole o grandi contraddizioni, gli animali li amava. E non in quanto " cibo ambulante ", o corpi da sfruttare e sacrificare, ma come esseri viventi che abitavano questo pianeta con noi e che tanta meraviglia e tenerezza suscitavano nel nostro cuore quando li vedevamo liberi di vivere la loro esistenza. Loro, i nostri fratelli indifesi, a cui tanto male abbiamo fatto, a cui tanto disprezzo abbiamo riservato, che abbiamo ridotto in una terribile schiavitù da cui solo la loro improvvisa scomparsa ha potuto sottrarli.
Li rivogliamo indietro. Non più per sfruttarli, per ucciderli, per cibarci della loro carne. Li rivogliamo perché abbiamo bisogno della loro presenza. Perché ci manca il loro affetto, il loro sguardo, la semplice idea che esistono insieme a noi. Perché vogliamo farci perdonare del male che abbiamo fatto loro.
Ci sentiamo soli quaggiù senza un gatto che dorme acciambellato sulla poltrona, senza quel merlo che ogni mattino veniva a farci visita, senza il nostro cane che ci cammina al fianco, senza quel cavallo a cui portavamo sempre una carota quando si andava in campagna, senza quelle mucche accanto alle quali passavamo sempre sul sentiero dell’alpe.


Ci sono rimasti pezzi dei loro corpi. Ma da un pezzo di carne morta o da una giacca di pelle non si può ricostruire l’animale che era in origine.
Gli appassionati di carne e pesce si affrettano a fare provviste delle ultime scorte disponibili, malgrado il rincaro del prezzo.
Presto non ci sarà più carne, nè latte, né uova.
Volenti o nolenti, tutti dovremo adottare un’alimentazione del tutto priva di derivati animali. Anche di questo parlano in TV e sui giornali.

Non so che cosa sia accaduto agli animali, come non lo sa nessuno. Voglio pensare che siano in un luogo dove possano finalmente vivere in pace, lontano dal nostro assurdo mondo antropocentrico. Magari qualcuno, proveniente da un luogo molto lontano, dalle profondità dello spazio, forse, ha avuto pietà della miseria in cui noi umani li facevamo vivere, e ce li ha sottratti. E per punirci ci ha sottratto anche gli animali che ci erano cari. Come il mio adorato gatto Leo. Come starà ? Ha sempre avuto paura degli sconosciuti, ed era molto attaccato a noi. Riuscirà a cavarsela, dove si trova ora ? Sapranno avere cura di lui ?
Ogni mattino al risveglio spero di ritrovarlo sulla sua poltrona, e milioni di persone sperano la stessa cosa per i loro animali scomparsi. Mi auguro che chiunque ce li abbia sottratti possa avere pietà di noi e ce li renda.
Intanto, molte cose cambieranno sulla Terra. Spero che tra qualche tempo, quando le scorte di carne e derivati animali saranno terminate, e i macelli abbandonati magari convertiti in qualcosa d’altro, luoghi di vita e non di violenza e morte, e le attività e le tradizioni basate sullo sfruttamento degli animali saranno ormai considerate abitudini del passato, spero che allora gli animali ricompariranno.
Ci sveglieremo un mattino e udiremo il canto lieto degli uccellini, e il calore del gatto acciambellato accanto a noi. Lo abbracceremo forte, e correremo fuori, tutti quanti. Saluteremo i piccioni, getteremo loro dei pezzetti di brioche. In campagna si applaudirà il ritorno delle mucche e di tutti gli altri animali di fattoria. Soprattutto i bambini saranno felici, ma anche gli adulti avranno le lacrime agli occhi per il sollievo e la gioia.
Vicino al mare gli abitanti dei villaggi e delle cittadine correranno sulla spiaggia, e molti indosseranno degli occhialini e si immergeranno in acqua ed ecco che il loro cuore si riempirà di felicità quando vedranno i pesci nuotare come un tempo. Riemersi,  si griderà verso la gente affollata sulla spiaggia : "Sono tornati, sono tornati ! "
E tutti esulteranno e si abbraccieranno l’un l’altro, felici.
Sarà un giorno di festa in ogni nazione, in ogni angolo del mondo.
Rimarrà indelebile il ricordo di quanto fosse strano e innaturale vivere in un mondo senza di loro, e si ricorderanno quei giorni come una punizione per come eravamo abituati a trattare gli animali.
E anche se esisteranno sempre persone che non si fanno scrupoli a maltrattarli, sfruttarli e ucciderli, la maggior parte della società guarderà a questi episodi con profonda riprovazione, e l’antropocentrismo sarà l’eccezione invece che la regola.

In attesa di quel giorno, resto qui a pensare a Leo e a tutte le altre bestie, che ho conosciuto, e che non ho conosciuto mai, e sfoglio un libro della mia infanzia sugli animali da fattoria. Passo un dito lungo il contorno del disegno di un paffuto roseo maiale.
Amici animali, vi chiedo scusa a nome di tutti i miei simili per le cose orribili che vi abbiamo fatto nel corso del tempo. Spero tanto che avremo l’occasione per riparare finalmente ai nostri tragici errori.
Vi aspetto.









NOTA: a chi è capitato qui alla ricerca di testi da copiare, vi ricordo che questo racconto, come tutti gli altri post pubblicati su questo blog, è di mia proprietà, frutto più o meno riuscito di impegno e idee. Pertanto non appropriatevene. Grazie a tutti.

mercoledì 11 aprile 2012

Merlotti

Benché la primavera sembri aver fatto momentaneamente dietrofront, se non altro nelle mie zone, gli uccellini continuano anche sotto la pioggia e tra le raffiche di vento a preparare i loro nidi per accogliere i futuri piccoletti. In giardino è un tripudio di cinguettii e di richiami, che si susseguono per tutto il giorno.
Tra questi piccoli volatili indaffarati e chiacchieroni ci sono i merli.
Adoro i merli. Mi mette allegria la loro personalità intraprendente, la loro innata simpatia, la semplice bellezza delle piume nere o grigie, il giallo del loro becco, il fatto che si spostino spesso a terra su quelle agili zampette, come se amassero camminare quasi più che volare.
A Milano, come ovunque, se ne vedono molti, nei piccoli giardini, vicino ai cespugli del parchetto nei pressi dello studio, e una coppia addirittura secondo me sta meditando di trasferirsi nell'alloggio di Polly il cane abominevole (per chi non avesse mai letto di lei, Polly è una femmina di Terranova, potete saperne di più  QUI).
Tornando ai due merli, il maschio lo vedevamo già da un bel po' girovagare davanti al cancelletto, soprattutto la mattina. Poi è comparsa anche quella che io definisco sua moglie, dal caratteristico colore grigio, la quale credo abbia anche passato qualche notte all'interno della "stanza" di Polly (un locale ricavato nella parte di cortile dello studio, chiuso da una tettoia e da una porta, dove il cane abominevole trascorre la notte sulla sua branda), dato che mi è capitato di trovarla dentro alcune mattine, mentre aprivo al cane.
"Polly, hai visto che c'era un'intrusa in casa tua?" dico all'abominevole Polly, mentre le allungo un biscotto per evitare che mi sbavicchi i jeans.
Oppure un pomeriggio mi scappa l'occhio sulla ciotola del cane, che si trova in quel locale, e chi vedo piazzata tra le crocchette? La merla, che rovistava tra i grossi croccantini, ne sceglieva uno e spiccava il volo con il boccone nel becco, passando sopra la testa di Polly che dormiva lì fuori, e che ovviamente non si è accorta di nulla. Ma anche se avesse notato l'uccellina sono sicura non avrebbe fatto una piega, vista la sua natura totalmente pacifica e in armonia col mondo.
O ancora un altro giorno me ne stavo al computer quando vedo un piccolo essere entrare nello studio. Faceva caldo, la porta era aperta, il cane abominevole ronfava beatamente lì fuori. E la merla ha pensato di buttare un occhio all'interno. Ha avanzato un po' sul tappeto, guardandosi in giro, poi con tutta calma ha fatto dietrofront e se ne è andata. Suo marito dal canto suo si appollaia spesso sulla maniglia del cancello, cinguettando.
Magari ci ritroveremo con dei piccoli merlotti venuti al mondo nell'alloggio del cane abominevole  :-)

Ciò mi fa pensare ai tre piccoli merli che ho avuto la fortuna di veder crescere nel loro nido nella siepe, l'anno scorso. Li ho seguiti fin da quando erano ancora nell'uovo e la mamma li covava. Li ho visti quando erano piccolissimi, creaturine lanuginose con un becco che sembrava più grande di loro, perennemente affamati, che emergevano appena dal nido. Papà merlo e mamma merla si alternavano per portare loro da mangiare e per vegliare sulle loro testoline. I genitori comunicavano con dei fischi particolari, per tenersi informati dei propri movimenti, suppongo.
Così i merlotti sono cresciuti, finché il nido si fece troppo piccino per contenerli comodamente tutti e tre. La foto qui sotto l'ho scattata poco prima che partissero per la loro strada. Andavo ogni giorno a guardare nella siepe, e con sollievo li trovavo sempre lì, a fissarmi con quel loro sguardo un po' attonito, tipico dei volatili molto giovani, che mi fa sempre affiorare un sorriso.
Il clic della macchina fotografica pareva non disturbarli affatto. I loro genitori, sempre nelle immediate vicinanze, mi osservavano attraverso i cespugli in fiore e appena mi allontanavo raggiungevano i loro piccoli.
Poi un giorno trovai il nido vuoto, i miei piccoli amici se ne erano andati. Spero che non sia accaduto loro niente di male, che siano cresciuti e siano magari loro quei merli che vedo oggi saltellare lesti per il giardino, sempre presi in qualche faccenda, e lanciare il loro richiamo dagli alberi oltre la siepe, mentre si preparano ad occuparsi presto di nuovi piccoli merlotti.

Uno di loro, poco prima di asciare il nido

lunedì 2 aprile 2012

L'innocente

Tra una settimana sarà Pasqua. In questo periodo mi viene sempre in mente una cosa raccontatami da mia mamma, un episodio accadutole nella sua infanzia.
Quando aveva circa cinque sei anni le capitò di passare davanti ad una macelleria del suo quartiere, a Lugano, e appeso lì fuori vide il cadavere di un agnellino, a testa in giù, privato del suo bianco pelo, ridotto ad un involucro di carne pronto da fare a pezzi per il pranzo di Pasqua, eppure ancora così indubitabilmente un agnellino.
Mia mamma scoppiò a piangere a quella vista, e per parecchio non ci fu verso di calmarla. Per molto tempo non volle più nemmeno passare da quella strada. E non ha mai mangiato la carne d'agnello, perché non è mai sbiadito nel suo ricordo l'immagine di quell'innocente ammazzato ed esposto in quel modo.
Penso che lei, che era una bambina, riconobbe in quel povero corpo un suo simile, un individuo molto giovane anche lui, un altro bambino potremmo dire, solo appartenente ad un'altra specie.

Come ho scritto anche in alcuni commenti lasciati su altri blog, trovo che la sistematica uccisione degli animali sia di per sé un fatto orribile. Quando poi tra le vittime ci sono anche i piccoli è ancora più orribile. Ogni cucciolo dovrebbe poter vivere serenamente la sua età, e stare con la propria mamma, al sicuro. Gli dovrebbe essere permesso di crescere, come avviene per noi umani.
Gli agnellini, nello specifico (ma è chiaro che lo stesso discorso si estende a vitellini, maialini, pulcini, e via dicendo), dovrebbero passare il primo periodo della loro esistenza a saltellare tra le erbe del prato, e non essere sottratti alla loro mamma e al calore del sole per essere sgozzati in un mattatoio. Un agnellino non viene al mondo per essere sacrificato, se non nella nostra distorta visione delle cose. Ma è così difficile da comprendere?
Sarebbe già un passo avanti se negli anni 2000 la mattanza pasquale degli agnelli venisse bandita. Basta con queste tradizioni che vivono anche sul sacrificio altrui. Alle piccole vite recise per trasformarsi in una portata del pranzo di Pasqua non sarà concesso di risorgere. E celebrare una resurrezione versando del sangue mi sembra quantomeno grottesco.
Finché non sapremo provare compassione per questi innocenti per antonomasia, questi piccoli esseri candidi e indifesi, temo sarà difficile provarne per tutti gli altri innumerevoli animali, adulti e piccoli, ammazzati ogni giorno per finire sulle nostre tavole.
Sarebbe bello che l'idea di rinascita associata alla Pasqua (o almeno così, da persona per nulla addentro al cattolicesimo, la interpreto io) si riferisse anche alla (ri)scoperta di un nuovo modo di guardare ai nostri fratelli animali, tutti quanti.
Una rinascita spirituale, grazie alla quale attingere finalmente alla compassione per tutte le creature.

Una parola anche su altri simboli pasquali, come i conigli, i pulcini, e le uova, che, in Svizzera, almeno, in questo periodo vengono dipinte per l'occasione.
Tutti simboli teneri e dolci, immagini di un mondo batuffoloso dai toni pastello.
Peccato che parallelamente migliaia e migliaia di conigli vengano allevati, spesso in condizioni terribili, per finire, dopo una breve vita infelice, nel nostro piatto; che innumerevoli pulcini maschi non idonei all'industria ovaiola vengano ammazzati brutalmente appena usciti dall'uovo; che le uova da dipingere a Pasqua provengano da galline che anche se allevate a terra e non in un orribile allevamento batteria, verranno comunque soppresse non appena il loro ciclo produttivo non sarà più all'altezza dello standard industriale.
Nella nostra schizofrenia umana passiamo costantemente da un estremo all'altro. Dalla tenerezza per alcuni animali al mangiarne altri della stessa specie, dall'accarezzare il capino di un pulcino al non pensare che migliaia di essi sono condannati a morte già prima di nascere.
Cerchiamo di applicare lo stesso empatico metro di giudizio a tutti gli animali. Se lo facciamo con naturalezza nei confronti di alcuni, lo possiamo fare per gli altri.
Questo è il mio auspicio pasquale.

lunedì 26 marzo 2012

Fuori tema, qualcosa su di me

Raccolgo l'invito di Maura del blog Il Gatto parlante, che mi ha gentilmente passato il testimone di questa iniziativa sul raccontare qualcosa di sé. Mi sembra una cosa simpatica, dunque qui di seguito trovate in sette punti un po' di cose sul mio conto, nel caso qualche volta vi siate chiesti chi stia effettivamente dietro al topolino che è il logo di questo blog.

1. La mia mente elabora costantemente idee, riflessioni, progetti e sogni. Purtroppo la mia pigrizia congenita ci mette spesso lo zampino, rallentando la messa in pratica. Nonostante ciò, sono riconosciuta come una persona molto affidabile, se dico che faccio una cosa la faccio, non arrivo mai in ritardo (sono anche nata con un po' di anticipo, tanto per iniziare bene), allo studio fotografico lavoro con metodo e non perdo tempo.

2. Fil rouge della mia vita sono: un certo serpeggiante pessimismo cosmico, bilanciato però da un'incrollabile fede nel futuro; l'empatia nei confronti degli animali, da sempre nei miei pensieri; l'amore per la lettura e i grandi Autori che tanto ammiro; la curiosità insaziabile che mi spinge ad aprire sempre nuove porte e a cercare di scoprire il più possibile; un'immaginazione che ho imparato a tenere a freno, ma che è sempre pronta ogni volta che ne ho bisogno.

3. Da bambina inventavo moltissime storie (soprattutto saghe famigliari, con le Barbie, i Puffi, o anche con personaggi suggeritimi dalle splendide illustrazioni dei libri di fiabe) e mondi fantastici, che "arredavo" minuziosamente, e dove ho trascorso ore e ore della mia infanzia. Ancora oggi, qualche volta, mi sembra di avere un piede ben piantato qui, e l'altro appoggiato da qualche altra parte.

4. Sono appassionata di Formula 1. I week-end di gara, cascasse il mondo, devo essere sul divano davanti alla TV a seguire le gesta dei miei amati piloti. E a settembre spedizione a Monza a seguire dal vero le qualifiche, immersa nel rombo dei motori, nella folla di tifosi e nel sole ancora caldo, con i tappi ben piantati nelle orecchie, però, altrimenti perderei come minimo 10 decibel.

5. Contrasto la mia cronica angoscia di vivere con frivolezze del tipo: seguire la soap tedesca Tempesta d'Amore tutte le sere (non cominciate mai a guardarla o sarete accalappiati anche voi); fantasticare di una aimè improbabile cena sul lago di Como con Daniel Craig; scegliere con cura gli abiti per il giorno successivo; avere sempre del the freddo da sbevazzare; accumulare graziose "cianfrusaglie" che vanno da oggetti per la casa al collezionare i Carletti dei Sofficini Findus, al conservare delle torte finte utilizzate per delle foto; rinnovare di anno in anno l'abbonamento a Vogue Italia; farmi un giro al Paradiso delle Sorprese qui a Milano, negozio pieno di cose spesso superflue ma bellissime; mangiare un intero sacchetto di patatine a forma di orsetto. E mi fermo qui.

6. La mia vita ideale sarebbe passare una parte dell'anno in città, e l'altra parte, i mesi primaverili estivi, in montagna, in una baita, confortevole però, mica una stamberga :-). Non so ancora bene cosa ci farei, ma sicuramente ci sarebbero tanti animali che potrebbero vivere in pace la loro vita. Quando parlo della baita tutti sogghignano sempre. Ok, ho un aspetto cittadino, ma checché ne dicano mi adatterei benissimo alla vita di montagna, luogo che amo moltissimo, e occuparmi degli animali non mi ha mai disturbato, anzi. Comunque quella baita è un po' il mio rifugio dei sogni.

7. Ho sempre detestato la banalità, i luoghi comuni e le convenzioni sociali, perché penso che spesso non fanno altro che imprigionare le persone in stupidi schemi. E io ho sempre voluto essere libera, una persona che ragiona con la propria testa e che segue la propria strada.


Dopo avere saputo tutto ciò spero continuerete a leggermi :-)

Io un po' di anni fa.

venerdì 23 marzo 2012

Una storia d'amore

Oggi mi è capitato di sentirmi raccontare una cosa che mi ha profondamente colpito. E' la storia di due maiali, maschio e femmina, che vivevano insieme presso un contadino, o comunque uno che "tiene i maiali".
 C'erano anche altri maiali, ma loro due erano inseparabili.
Un giorno il contadino ha ammazzato la femmina praticamente sotto agli occhi del maschio. Che è morto di dolore, quello stesso giorno.

La persona che mi ha raccontato questo fatto, avvenuto vicino a casa sua, ha commentato: "Pensa che romantico!" e poi per pranzo si è mangiata pasta con pancetta.
Una storia terribile, e purtroppo solo una di innumerevoli vicende simili, che accadono ogni giorno dovunque degli animali vengono ammazzati, ma della maggior parte delle quali non avrò occasione di venire a conoscenza (e meglio così, da un certo punto di vista, perchè mi fa sempre male sentire della freddezza degli Uomini verso gli animali, e questo episodio ha davvero turbato la mia giornata, come un'ombra nel sole di marzo).
Una storia d'amore, e di morte.
Mi ha dato molto fastidio che sia stata raccontata come un semplice aneddoto, di cui sottolineare il romanticismo piuttosto che il dramma. E il solito commento retorico dei presenti, del tipo, eh sì, anche gli animali hanno dei sentimenti. Peccato che queste stesse persone continuino a mangiarle, queste creature dotate di sentimenti, e senza neanche, almeno apparentemente, il profondo disagio che ho avuto io nella mia vita di onnivora.
Ho provato talmente tanta tristezza e rabbia pensando alla vicenda di quei due poveri maiali che me ne sono stata per conto mio a mangiare la mia fetta di focaccia con le patate, a costo di apparire musona.
E' stato uno di quei momenti in cui mi sento molto sola davanti ad una massa di persone che non dico prendano queste cose con leggerezza, ma certamente senza quella partecipazione che sento io. Persone simpatiche, piacevoli, ma che accettano l'uccisione degli animali perché la ritengono ineluttabile, ed è per loro un breve pensiero triste da allontanare con un sospiro contrito.
Persone che amano certi animali ma che non condannano lo sfruttamento e la morte di altri.


Gli animali "da reddito" (come sempre, sottolineo quanto sia orribile questa espressione) non sono degli oggetti. Hanno dei sentimenti, una personalità, stabiliscono certamente delle amicizie con i loro simili, anche molto profonde, come questi due sventurati maiali.
Quando vengono ammazzati lasciano dietro di sé degli individui che sentiranno la loro mancanza. Che sapranno, senza ombra di dubbio, che non li rivedranno più perché quelle creature a due gambe hanno fatto ai loro amici qualcosa di terribile.
Dovremmo pensare anche a questo aspetto del dramma degli animali, aspetto che a mio modo di vedere getta ulteriori ombre sulla triste abitudine allo sfruttamento animale.
Davvero vogliamo continuare a mangiare creature che hanno avuto degli amici ? Creature che non chiedevano nulla se non vivere con questi amici la loro esistenza tranquilla, giorno dopo giorno, proprio come noi? Creature che hanno saputo amare, semplicemente, senza tutte le nostre complicazioni umane?

Mi chiedo quanto siamo ciechi per non vedere la mostruosità di tutto questo, e se saremo mai in grado di aprire finalmente gli occhi e il cuore.


mercoledì 7 marzo 2012

Come da un lontano pianeta

Un piccolo post dedicato a Emily e a Bruni che da tre anni sono entrate nella mia vita. Due signorine dalla faccina antica e aliena, che mi fanno sempre pensare che potrebbero essere giunte fin qui da qualche lontano pianeta.
Due tartarughe di terra, oggi sui sette anni, ragalateci da un amico di mio papà come ringraziamento per un programma per computer. Questo signore è un vero appassionato di tartarughe, e nel suo giardino ne ha circa trenta. La più vecchia, la capostipite, è grande almeno come un gatto.
All'inizio ero piuttosto perplessa di fronte alle due nuove arrivate. Non avevo mai avuto a che fare con dei rettili, e certamente Emily e Bruni sono molto diverse dai piccoli roditori dal morbido pelo a cui ero abituata. Sinceramente trovavo la loro faccina grinzosa piuttosto bruttarella, e facevo fatica a immaginarmi uno scambio di qualunque tipo con loro, tanto mi apparivano strane e poco espressive.
Ho cominciato ad osservarle, a stare un po' con loro in giardino, e ogni perplessità è svanita.
Vi regalo qualche istantanea di loro, in attesa dell'ormai prossimo risveglio dal letargo.

Emily e Bruni che avanzano come piccoli carri armati nell'erba, sempre avanti, caparbie; che mangiano di gusto il verde trifoglio; che vanno a fare un pisolino sotto alle azalee fiorite, mimetizzandosi nell'ombra; che si lasciano accarezzare la loro testolina rugosa; che sbadigliano mettendo in mostra quella loro lingua rosa come una Big Babol; che dormono sotto al castagno, piegando la testa sull'erba e distendendo tutte e quattro le loro robuste zampette (ah, se potessero uscire da quel guscio, non starebbero più comode?); che quando le si mette nella ex gabbia del coniglio, la sera, entrano filate nella loro casetta come auto in un box, e non ne escono che al mattino seguente, quando il sole torna a scaldare la terra, pronte per una nuova giornata nell'erba verde; che non si fanno problemi ad addentare le mie infradito e se non stessi attenta anche il mio stesso piede; che dormono nell'ombra della sedia sdraio mentre mi leggo un fumetto in un pomeriggio estivo; che hanno delle occhiaie incredibili dopo il loro lungo sonno invernale; che caratterialmente sono così diverse una dall'altra; che alzano la testa quando ci si rivolge a loro; che sono un manifesto vivente contro lo stress e la frenesia della vita contemporanea.

Emily e Bruni, che cosa avete sognato in questi mesi, nella vostra cassa di terra e foglie secche? Forse del tepore del sole, della terra e dei fili d'erba sotto alle vostre zampe robuste, e della pioggia d'estate sul vostro guscio. Vi aspetto.

Una delle due

mercoledì 29 febbraio 2012

Di vivisezione, del macello più moderno d'Europa, e dei cani ucraini

Questo post per segnalare tre fatti, di cui probabilmente sarete a conoscenza, ma di cui non è mai abbastanza parlare.
Il primo, nel quale mi sono imbattuta l'altro giorno, è il progetto di costruire nei pressi di Brescia, precisamente a Manerbio, un mega macello, così definito proprio perché, qualora venisse edificato, avrà il triste primato di essere il più grande e moderno d'Europa. Begli aggettivi per un luogo di morte. Luogo in cui, secondo le stime, verranno ammazzati, ad esempio, 12.000 maiali al giorno.
Mi auguro di cuore che la gente del posto non voglia avere sul proprio territorio un'attività basata sulla morte di tanti esseri viventi.

Coordinamento contro il mega macello


Passerà probabilmente, temo, molto tempo, prima che si comincino a chiudere i macelli esistenti. Nel frattempo sarebbe già un passo avanti evitare di costruirne altri.
Per gli animali, prima di tutto, e per il rispetto che dobbiamo loro in quanto esseri viventi. E poi per l'uomo, perché chiunque lavori a lungo in un posto del genere perderà inevitabilmente una parte della propria umanità e dei propri sentimenti migliori.


Altro fatto, di cui si parla molto. 900 macachi sono in arrivo dalla Cina, a gruppi di 150 per volta suppergiù, per essere destinati alla Harlan Italy. La Harlan si occupa di rivendere gli animali ai laboratori di vivisezione, ma effettua anche esperimenti per conto di terzi, oltre a "produrre" animali geneticamente modificati.
Le sedi della Harlan presenti in Italia sono da molto tempo nel mirino, a causa delle condizioni in cui sono stati trovati gli animali in loro possesso,  come documentato da attivisti per i diritti degli animali che effettuarono un blitz nella sede di Corezzana nel 2006.
Tra l'altro, non disporrebbero affatto dello spazio che per legge dovrebbe essere garantito nello specifico alle scimmie.

http://www.firmiamo.it/fermiamo-harlan--fermiamo-la-vivisezione-

Io aggiungo, come faccio sempre, che, oltre alle battaglie giustissime e assolutamente condivisibili come questa o quella per i beagles di Green Hill, occorre impegnarsi anche per dare voce a tutti gli altri animali prigionieri nei laboratori di ricerca. Cani meticci, gatti, conigli, topolini, maiali, e qualsiasi altra creatura che ha avuto la sventura di essere destinata alla vivisezione.
Non dimentichiamoli mai, nessuno di loro.

Terzo fatto, molto noto anche questo. La strage di cani randagi in Ucraina, per "ripulire" le strade in vista degli Europei di calcio. Malgrado le molte proteste pervenute al governo ucraino, il rastrellamento continua e ogni giorno centinaia di cani, già sventurati per la loro condizione di randagi (condizione, lo ricordo, alla cui origine vi è l'Uomo e la sua incapacità o scarsa voglia di gestire questi animali), vengono catturati e ammazzati.
Su questo argomento vi indirizzo ad un bell'articolo del giovane filosofo Leonardo Caffo, pubblicato sul blog Asinus Novus.

Il pianto dei cani morti


Tre situazioni tra le innumerevoli dello stesso genere che coinvolgono i destini di milioni di animali. Speriamo che almeno queste, intanto, possano risolversi.