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lunedì 14 dicembre 2015

Come una fiamma che brucia nel cuore

Dopo eoni mi riaffaccio qui. Mi dispiace di avere trascurato il blog così a lungo. E' che la costanza non è proprio il mio forte. Un buon proposito per il 2016 potrebbe essere farmi una tabella settimanale da rispettare, tipo "scrivere sul blog qualcosa di sensato almeno una volta al mese", e "lavorare ai racconti che languono nel Mac", e altri compiti del genere.
Comunque, se qualcuno di voi si fosse chiesto che fine avessi fatto, posso dire di essere stata alle prese con alcune decisioni importanti (di cui spero di non pentirmi), di avere continuato il mio lavoro allo studio (fotografando anche diverse ricette vegane, tra l'altro), di stare cercando di ampliare la mia attività fotografica, e tante altre cose, qui nella nebbiosa Milano.
Basilio lo shih tzu sta bene, ha compiuto ieri due anni, il piccolo ingordo capellone.
Probabilmente lo vedrete prossimamente in versione natalizia su queste pagine.

Qualche giorno fa ho visitato dopo diverso tempo il sito dell'associazione Vitadacani, che si occupa sì di cani abbandonati ma anche di animali "da reddito" salvati dal loro infelice destino. Ho letto storie, vere, che mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi e mi hanno ricordato perché decisi di aprire questo blog. Storie che hanno ravvivato nel mio cuore quella fiamma che brucia da sempre, da quando ero piccola, ma già avevo il sentore dell'immensa tenebra che inghiotte tanti e tanti animali, come in un terribile mondo parallelo che preferiamo non vedere mentre viviamo la nostra vita sicura di esseri umani. 
Quella fiamma si era forse un po' spenta, ultimamente, sopita dalle mie umane preoccupazioni e occupazioni. Ma leggere quelle storie le ha ridato vigore, e mi ha fatto capire che essa brucerà sempre dentro di me.
Si ravviva dolorosamente quando incappo in storie terribili, e sono tante, se uno cerca ne trova a bizzeffe di orrori perpetrati nei confronti degli animali.
Ma si ravviva anche con gioia quando leggo di liberazioni, di lieto fine, perché esistono anche queste, e grazie a persone che con abnegazione si dedicano a tirare fuori dall'inferno alcune delle tane disgraziate bestie che la nostra società considera "da reddito".
L'ho già scritto una volta, lo ripeto qui. Io non credo che riuscirei a guardare in faccia l'orrore. Non potrei mai andare a filmare o fotografare ciò che accade in quei luoghi nascosti che sono gli allevamenti e i macelli, o a partecipare a presidi davanti ai mattatoi (come fa coraggiosamente Rita, ad esempio). Io morirei a vedere quegli animali passare a pochi centimetri da me e sapere di non poter fare niente per portarli via da lì. Forse è un atteggiamento infantile, ma per me sarebbe insostenibile. 
Posso guardare senza battere ciglio massacri cinematografici di ogni genere, ma quello no.
Perché quello è vero, ed è una violenza talmente arbitraria e perpetrata su esseri talmente alla nostra mercé che mi è insopportabile.
Però in questo 2016 ormai prossimo voglio andare in uno dei santuari per animali che ci sono nei dintorni di Milano, gestiti sempre dall'associazione Vitadacani, e fotografare gli animali che ci vivono, al sicuro, liberi di essere se stessi, di sviluppare e esprimere la propria individualità, finalmente.

Quella fiamma brucerà sempre, alimentata dal male e dal bene, dall'orrore e dalla meraviglia, mentre apro gli occhi nella tenebra o nella serenità di un rifugio.
Senza dimenticare mai loro che si perdono in quell'universo oscuro che preferiamo ignorare.


pattern trovato su Pinterest

venerdì 23 marzo 2012

Una storia d'amore

Oggi mi è capitato di sentirmi raccontare una cosa che mi ha profondamente colpito. E' la storia di due maiali, maschio e femmina, che vivevano insieme presso un contadino, o comunque uno che "tiene i maiali".
 C'erano anche altri maiali, ma loro due erano inseparabili.
Un giorno il contadino ha ammazzato la femmina praticamente sotto agli occhi del maschio. Che è morto di dolore, quello stesso giorno.

La persona che mi ha raccontato questo fatto, avvenuto vicino a casa sua, ha commentato: "Pensa che romantico!" e poi per pranzo si è mangiata pasta con pancetta.
Una storia terribile, e purtroppo solo una di innumerevoli vicende simili, che accadono ogni giorno dovunque degli animali vengono ammazzati, ma della maggior parte delle quali non avrò occasione di venire a conoscenza (e meglio così, da un certo punto di vista, perchè mi fa sempre male sentire della freddezza degli Uomini verso gli animali, e questo episodio ha davvero turbato la mia giornata, come un'ombra nel sole di marzo).
Una storia d'amore, e di morte.
Mi ha dato molto fastidio che sia stata raccontata come un semplice aneddoto, di cui sottolineare il romanticismo piuttosto che il dramma. E il solito commento retorico dei presenti, del tipo, eh sì, anche gli animali hanno dei sentimenti. Peccato che queste stesse persone continuino a mangiarle, queste creature dotate di sentimenti, e senza neanche, almeno apparentemente, il profondo disagio che ho avuto io nella mia vita di onnivora.
Ho provato talmente tanta tristezza e rabbia pensando alla vicenda di quei due poveri maiali che me ne sono stata per conto mio a mangiare la mia fetta di focaccia con le patate, a costo di apparire musona.
E' stato uno di quei momenti in cui mi sento molto sola davanti ad una massa di persone che non dico prendano queste cose con leggerezza, ma certamente senza quella partecipazione che sento io. Persone simpatiche, piacevoli, ma che accettano l'uccisione degli animali perché la ritengono ineluttabile, ed è per loro un breve pensiero triste da allontanare con un sospiro contrito.
Persone che amano certi animali ma che non condannano lo sfruttamento e la morte di altri.


Gli animali "da reddito" (come sempre, sottolineo quanto sia orribile questa espressione) non sono degli oggetti. Hanno dei sentimenti, una personalità, stabiliscono certamente delle amicizie con i loro simili, anche molto profonde, come questi due sventurati maiali.
Quando vengono ammazzati lasciano dietro di sé degli individui che sentiranno la loro mancanza. Che sapranno, senza ombra di dubbio, che non li rivedranno più perché quelle creature a due gambe hanno fatto ai loro amici qualcosa di terribile.
Dovremmo pensare anche a questo aspetto del dramma degli animali, aspetto che a mio modo di vedere getta ulteriori ombre sulla triste abitudine allo sfruttamento animale.
Davvero vogliamo continuare a mangiare creature che hanno avuto degli amici ? Creature che non chiedevano nulla se non vivere con questi amici la loro esistenza tranquilla, giorno dopo giorno, proprio come noi? Creature che hanno saputo amare, semplicemente, senza tutte le nostre complicazioni umane?

Mi chiedo quanto siamo ciechi per non vedere la mostruosità di tutto questo, e se saremo mai in grado di aprire finalmente gli occhi e il cuore.